RAFFAELLO – L’Accademia di San Luca e il mito dell’Urbinate

Il 6 aprile del 1520, a soli 37 anni, si spegneva a Roma Raffaello Sanzio, maestro indiscusso di generazioni di artisti e modello assunto a riferimento anche dall’Accademia di San Luca, che contribuì a costruirne e diffonderne il mito. Nell’ambito delle celebrazioni dedicate all’urbinate per il cinquecentenario della sua morte, l’Accademia rinnova con questa mostra il suo storico impegno nel conservarne la memoria, illustrando attraverso le opere esposte ciò che Raffaello rappresentò nella cultura accademica e artistica romana.

Già dal Cinquecento l’Accademia aveva scelto come propria icona la pala con San Luca che dipinge la Vergine, tradizionalmente attribuita a Raffaello, ritratto nell’opera accanto al santo patrono. La fortuna del dipinto, e la sua importanza per l’Accademia, è testimoniata dalla celebre copia realizzata nel Seicento da Antiveduto Gramatica e conservata sull’altare della chiesa dei Santi Luca e Martina tuttora di proprietà dell’Accademia. La mostra offre al pubblico la possibilità di un confronto diretto e ravvicinato tra le due opere separate da secoli, affiancandole a disegni e incisioni tratti da esse in epoca moderna. 

Protagonista dell’esposizione è anche il Putto reggifestone, da alcuni considerato una prima versione di quello dipinto accanto al Profeta Isaia nella chiesa di Sant’Agostino. Approdato nella galleria accademica nel 1834, fu più volte copiato: l’esempio più celebre è quello realizzato dal giovane pittore francese Gustave Moreau nel 1858, che ritorna ad affiancarsi all’originale grazie al prestito concesso dal Musée Gustave Moreau di Parigi. 

La galleria di opere dei grandi maestri dell’Accademia che conclude il percorso illustra le varie declinazioni attraverso cui l’esempio del grande pittore di Urbino fu osservato, assimilato e rielaborato nel corso dei secoli, fin nel Novecento, come attesta l’autoritratto di Achille Funi che conclude l’esposizione.

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Fonte: https://www.turismoroma.it/

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